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Mesi, settimane, giorni

 a cura di Anna Maragno

«E fu sera e fu mattina»

Mesi, settimane, giorni

Partendo dal concetto di mese e dall’antica suddivisione di quest’ultimo in calendae, nonae, Idus, studieremo come si giunse a stabilire il ciclo della settimana. Tratteremo, poi, di un'unità di misura del tempo più piccola, ossia del giorno.

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Figura 1. Tre diversi momenti del giorno personificati da divinità della mitologia classica secondo Anton Raphael Mengs (1728-1779), celebrato come uno dei maggiori esponenti del Neoclassicismo. Da sinistra verso destra: Helios come personificazione del Mezzogiorno (Helios als Personifikation der Mittages), Espero come personificazione della Sera (Hesperus als Personifikation des Abends) e Diana come personificazione della Notte (Diana als Personifikation der Nacht). Le tre tavole ad olio sono datate al 1765 circa, misurano 192 x 180 cm e sono conservate presso il Palazzo della Moncloa, a Madrid.

Credits: https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Mengs,_Helios_als_Personifikation_des_Mittages.jpg#/media/File:Personifikasi_hari.jpg

Il mese

Durante la prima tappa del nostro viaggio, nel mese di gennaio, abbiamo ricostruito il lungo percorso che ha portato al calendario gregoriano. Come abbiamo visto, un calendario di tipo lunisolare, in cui le 12 lunazioni di un anno lunare si accordano con il periodo di una completa rivoluzione della Terra attorno al Sole e con il conseguente ritorno delle stagioni, misurato da un anno solare.

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Figura 2. Maestro dei Mesi di Ferrara, Gennaio, Febbraio, Marzo e Aprile, 1230 circa. Le formelle erano parte del Ciclo dei Mesi che ornava la Porta dei Pellegrini, detta anche dei Mesi, al centro del fianco meridionale della Cattedrale di Ferrara. Ora le sculture sono conservate presso il Museo della Cattedrale della città. Gennaio è ritratto come Giano bifronte, con il volto vecchio che getta lo sguardo all’anno passato e il giovane rivolto invece a quello appena iniziato. Febbraio è indicato come il mese della potatura. Marzo e Aprile dividono insieme un’unica formella: il primo ha un cipiglio bellicoso, il secondo soffia in un corno che gli scompiglia i capelli.

Credits: http://www.artecultura.fe.it/1770/le-formelle-dei-mesi

Sappiamo anche che il mese definito dal calendario gregoriano occupa un intervallo di tempo variabile dai 28 ai 31 giorni. Tuttavia, nelle più antiche civiltà, il mese misurava inizialmente la durata di una lunazione completa. Ne porta il ricordo la parola stessa: gli studiosi di etimologia concordano nel ritenere che la parola latina mēnsis, dal greco μήν, derivi dall’indoeuropeo mēnōt, dal significato sia di "mese" sia di "luna", dalla radice , "misurare".

Calendae, nonae, Idus

Il fatto che, in origine, il mese fosse scandito dal ritmo delle fasi lunari è attestato, ad esempio, dall’esperienza romana. Sappiamo già che i Romani introdussero ben presto delle correzioni al calendario che era in uso agli albori della loro civiltà. Ma nell’antico tempo in cui il mese coincideva con una lunazione, tre giorni fungevano da punto di riferimento per l’indicazione della data: le calendae (calende), le nonae (none) e le Idus (Idi). Le calende rappresentavano il primo giorno del mese, coincidente con il novilunio. Le Idi corrispondevano al giorno di luna piena e le none erano il nono giorno prima delle Idi.
Solo successivamente fu stabilito che le Idi cadessero sempre il giorno 15 nei mesi di marzo, maggio, quintile (luglio) e ottobre, e il giorno 13 negli altri mesi. Le none, di conseguenza, cadevano il giorno 7 nei mesi di marzo, maggio, quintile (luglio) e ottobre, e il giorno 5 negli altri mesi.
I Romani non numeravano i giorni di un mese partendo dal primo – come è d’uso nel calendario gregoriano ora vigente – bensì contavano i giorni mancanti alle calende, alle none o alle Idi, a seconda della vicinanza più prossima che il giorno da numerare aveva con i tre punti di riferimento mensili. Ad esempio, si diceva "il sesto giorno prima delle none di marzo" (2 marzo), "il giorno prima delle Idi di ottobre" (14 ottobre), "il giorno prima delle calende di febbraio" (31 gennaio). Era infatti abitudine considerare, nel conteggio, anche i giorni di "partenza" e di "arrivo": per portare un esempio, il 5 maggio era indicato come "il terzo giorno prima delle none di maggio", poiché, se le none di maggio cadevano il giorno 7, nel conteggio dei giorni mancanti si inseriva il giorno di "partenza" (il 5) e quello di "arrivo" (il 7).

La settimana

Sin dalla più remota antichità, il numero 7, associato alla durata delle fasi lunari, si ammantò di un carattere sacrale. La suddivisione del mese in settimane, ciascuna legata a una determinata fase lunare, fu applicata già dai Caldei (stanziati in Mesopotamia a partire dal IX secolo a.C.) e dagli Assiri (2500 a.C. – 612 a.C). Nella più tarda civiltà babilonese, gli uomini illustri erano soliti non compiere determinate attività nei giorni 7, 14, 21 e 28 di ciascun mese, proprio in conseguenza della natura sacra del numero 7 e dei suoi multipli. Forse a questa tradizione risale l’idea di considerare il settimo giorno della settimana un giorno sacro, da dedicare al riposo.
Presso gli Ebrei, i 7 giorni della settimana erano legati alle diverse fasi della Creazione del cosmo, così come era scritto nella Bibbia; il settimo giorno, lo Shabbat, era consacrato a Dio e celebrato come momento di riposo e di preghiera. Gli Etruschi e i Romani dell’età arcaica si servirono di un ciclo di 8 giorni di antica origine agricola: il nundinum. Tali giorni erano indicati con le lettere dalla A alla H; il nono giorno al termine di ciascun ciclo era denominato nundinalis e in quel giorno si teneva il mercato (nundinae) nelle città.
Dal I secolo a.C., quando entrò in vigore il calendario giuliano, il ciclo nundinale fu sostituito dalle settimane. Ciascun giorno della settimana fu dedicato ad una diversa divinità del pantheon pagano e a un differente corpo celeste tra quelli allora conosciuti, così come presso i Caldei e i Greci. Si ebbe allora il dies Lunae (lunedì), dies Martis (martedì), dies Mercurii (mercoledì), dies Iovis (giovedì), dies Veneris (venerdì), dies Saturni (sabato), dies Solis (domenica).

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Figura 3. Mosaico pavimentale romano ad Italica, in Spagna, presso la Casa del Planetario. Databile al II secolo d.C., di autore sconosciuto, rappresenta i sette giorni della settimana personificati dalle divinità planetarie del pantheon classico. Ecco dunque Venere al centro; alla destra, in senso antiorario, Marte, con il capo coperto da un elmo; poi Mercurio, Giove, Saturno, il Sole e, infine, la Luna.

Credits: https://www.hisour.com/it/mosaic-of-the-planetarium-360-video-italica-51089/

Quando il cristianesimo si diffuse nell’Impero romano, decadde l’uso di indicare il sabato con il nome dies Saturni e il giorno fu detto sabbătum, parola derivante dallo Shabbat ebraico. Nel 321 d.C., l’imperatore Costantino I sostituì il nome dies Solis con quello di dies Dominica, ovvero domenica, ordinando di osservare il riposo in quel giorno. Negli stessi anni, papa Silvestro I modificò i nomi dei giorni dal lunedì al venerdì, nel tentativo di cancellare i riferimenti alle divinità pagane. Avvenne quindi che questi giorni furono rinominati feria prima, feria secunda e così via. Tuttavia, i precedenti nomi erano talmente radicati nel linguaggio popolare che l’impresa di rimuoverli si rivelò presto impossibile. Del tentativo di papa Silvestro I resta, però, un’eco anche oggi, nel riferimento ai giorni dal lunedì al venerdì con il nome di "giorni feriali".

Il giorno

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Figura 4. A sinistra, Edward Burne-Jones, Il Dì (Day), acquerello e guazzo su carta, 1870 circa, 121,7 cm x 45,5 cm, Fogg Museum. A destra, dello stesso pittore, La Notte (Night), acquerello e guazzo su carta, 1870 circa, 122,2 cm x 45,7 cm, Fogg Museum, Cambridge, Massachusetts, USA.

Credits:
https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Edward_Burne-Jones_-_Day,_1870.jpg
https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Night_-_Edward_Burne-Jones_(1870).jpg

Nella nostra trattazione, abbiamo scelto di presentare le unità di misura del tempo in ordine decrescente, iniziando dalla più estesa, in termini di durata, e scendendo man mano verso le più brevi. Abbiamo considerato dunque l’anno, il mese, la settimana. Ora è tempo di dedicarci alla prima e più immediata unità di misura del tempo: il giorno.

Questo era basato sull’osservazione dell’alternarsi della luce e del buio, dovuto all’apparente moto quotidiano del Sole nel cielo. Il giorno fu, pertanto, suddiviso in e notte.
Diverse civiltà fissarono l’inizio del giorno in momenti differenti. Ad esempio, per alcuni, come i Babilonesi, l’inizio del giorno coincideva con il sorgere del Sole; per altri popoli, tra cui gli Ebrei, i Celti e, tutt’oggi, i musulmani, il giorno inizia, invece, al tramonto. Per gli antichi Greci, il giorno cominciava al tramonto; solo dopo Alessandro il Grande, in età ellenistica, fu deciso che il giorno iniziasse con il sorgere del Sole. Per molti secoli, la Chiesa cattolica indicava l’inizio del giorno con il suono della campana dell’Ave Maria, circa mezz’ora dopo il tramonto. 
In astronomia oggi si suole distinguere tra giorno solare (medio) e giorno siderale.
Il giorno siderale dura 23 ore, 56 minuti e 4 secondi: è questo il tempo impiegato dalla Terra per ritornare, dopo una completa rotazione sul proprio asse, nella medesima posizione rispetto alle stelle più lontane (dette "stelle fisse"). Il giorno solare corrisponde al tempo intercorso tra due passaggi successivi del Sole alla sua massima altezza sul piano dell’orizzonte di un dato luogo. Poiché il giorno solare vero non ha durata costante nel corso dell’anno, è stato introdotto per convenzione, anche per usi civili, il giorno solare medio di 24 ore. Perché il giorno solare dura 4 minuti in più del giorno siderale? Il motivo risiede nel fatto che la Terra, mentre compie una rotazione attorno al suo asse, si muove anche di un piccolo tratto lungo l’eclittica (la propria orbita attorno al Sole). Per questo motivo, per rivedere il Sole in un’identica posizione dopo una rotazione completa, è necessario che la Terra compia un supplemento di rotazione (impiegando, appunto, circa altri 4 minuti).



Bibliografia

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Warde Fowler, W., The Roman Festivals of the Period of the Republic. An Introduction to the Study of the Religion of the Romans, Macmillan and Co., London, New York, 1899.

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