Oppenheimer, J. Robert

Julius Robert Oppenheimer nasce il 22 aprile 1904

Biografia della rubrica “Vita da genio” a cura di Chiara Oppedisano

 

Oppenheimer aperturaElegante, geniale e acuto, di lui il generale Groves, con il quale condivise la direzione del progetto Manhattan, disse: «È un genio, con il quale si può parlare di qualsiasi cosa e comprende subito … tranne che di sport, di quello non capisce nulla!».

Robert Oppenheimer nasce a New York il 22 aprile 1904 in una famiglia agiata: il padre, di origini tedesche, è un commerciante di tessuti, la madre pittrice. Vivono in un grande appartamento con vista sul fiume Hudson, nella collezione di famiglia vi sono un Picasso e alcuni Van Gogh. La famiglia Oppenheimer possiede anche un ranch in New Mexico, nel quale Robert e il fratello Frank spendono le vacanze estive. Robert in particolare ama le lunghe gite a cavallo e spesso cavalca nei canyon munito solo di qualche provvista e coperte per passare la notte. È un ragazzo sveglio, molto bravo a scuola e dotato di mente eclettica: appassionato di poesia e filosofia orientale, come di chimica e fisica. Imparò sei lingue, tra cui il sanscrito lingua nella quale leggeva i testi delle filosofie orientali.

A 18 anni si iscrive all’Harvard College dove si laurea con lode in tre anni. Ammesso a Cambridge (Inghilterra) nel 1924, inizia a lavorare con J.J. Thomson, premio Nobel per la scoperta dell’elettrone, dando così inizio ad una serie di collaborazioni con alcuni tra i più famosi fisici europei, in quel momento all’avanguardia nella scena scientifica internazionale. Invitato a Göttingen da Max Born, Robert conosce appunto Bohr, Dirac, Heisenberg, Pauli e Fermi. Con Born sviluppa una teoria, nota come Approssimazione di Born-Oppenheimer, mediante la quale, introducendo alcune semplificazioni, si possono descrivere gli spettri molecolari nell’approccio della meccanica quantistica. A Göttingen nel 1927 consegue il titolo di dottore di ricerca in fisica; in seguito si reca per due brevi collaborazioni da Ehrenfest a Leiden e da Pauli a Zurigo. Rientra negli Stati Uniti nel 1929, dividendosi tra la didattica e la ricerca, tra i laboratori di Berkeley e il California Institute of Technology. A Berkeley, lavora sulle innovative tecnologie per accelerare particelle, collaborando con Ernest Lawrence, inventore del primo acceleratore circolare di particelle, il ciclotrone, per il quale ricevette il premio Nobel nel 1939. Proprio nel 1939 Oppenheimer pubblica alcuni articoli sulla contrazione gravitazionale delle stelle di neutroni, calcolando che stelle 2/3 volte più grandi del nostro Sole, una volta esaurito il combustibile nucleare, possono collassare raggiungendo densità elevatissime. Questi studi posero le basi teoriche per la formulazione della teoria dei buchi neri, che giunse a maturazione solo 30 anni più tardi.

L’ascesa di Hitler in Europa suscitò profonda preoccupazione in Oppenheimer che, oltre ad avere origini ebraiche, in Europa aveva parenti, amici e colleghi. Pur non essendosi mai interessato di politica prima di allora, iniziò a sostenere organizzazioni antifasciste e a simpatizzare per ambienti socialisti. Non si iscrisse mai ad alcun partito e in seguito all’ascesa di Stalin si sopirono anche le simpatie per socialisti e comunisti, lasciando posto a idee liberal-democratiche. Le frequentazioni e i contatti che stabilì in questo periodo della vita in seguito gli costarono molto care. L’FBI lo inserì in una lista di persone sospette. In seguito all’invasione della Polonia, Einstein, Szilard e altri fisici che erano emigrati negli Stati Uniti scrivono una lettera al presidente Roosvelt per avvertirlo che studi recenti sulla fissione nucleare fatti di Enrico Fermi e da Leo Szilard negli Stati Uniti e da Fredric Joliot in Francia dimostravano che si potesse generare una reazione a catena utilizzando atomi di uranio e che sfruttando queste reazioni si sarebbero potute costruire potentissime armi, che in mano ai nazisti avrebbero certamente costituito un pericolo per l’intera umanità. Nell’autunno del 1941 Oppenheimer, su invito di Compton, inizia a interessarsi di problemi relativi alla fissione dell’uranio: dal calcolo della massa critica per l’innesco di una reazione a catena, ai possibili metodi per separare l’uranio 235 (l’isotopo fissile) dall’uranio naturale (che contiene vari isotopi dell’atomo).

 

fig1 Oppenheimer Einstein Oppenheimer con Einstein all’Institute for Advanced Study di Princeton

Il 7 dicembre 1941 segna l’inizio di un’era in cui la ricerca scientifica negli Stati Uniti prese un’unica direzione e la vita di molti degli scienziati che lì lavoravano cambiò drasticamente. Dopo l’attacco di Pearl Harbor, infatti, il governo degli Stati Uniti decide che non può permettere che i nazisti entrino in possesso di un’arma così potente e affidano a Robert Oppenheimer e al generale Leslie Groves l’incarico di costruire un laboratorio segreto e di concentrare tutti gli sforzi per costruire una bomba atomica prima dei tedeschi. Oppenheimer propone di costruirlo a Los Alamos, nel New Mexico, in quelle zone che ben conosceva e tanto amava percorrere a cavallo nelle lunghe estati spensierate. Nel 1942 inizia la costruzione dei laboratori, nel marzo del 1943 Oppenheimer si trasferisce a Los Alamos con la moglie e il figlio di 2 anni; la seconda figlia nascerà proprio a los Alamos nel 1944.

fig2 Oppenheimer Groves

Oppenheimer con il generale Leslie Groves

La prima missione di Oppenheimer in qualità di direttore scientifico del laboratorio fu quella di reclutare le menti più brillanti del paese e, come raccontò successivamente non fu banale girare per le università e i laboratori chiedendo ai colleghi di partecipare a un progetto segreto trasferendosi dall’oggi al domani in un posto segreto! Ciò nonostante riuscì a riunire scienziati del calibro di Frank, Compton, Urey, Fermi, Lawrence, Seaborg, McMillan, Segrè, Chamberlain, Wigner, Schwinger, Feynman, Bethe, Alvarez, Rainwater, van Vleck, Fitsch, Fowler e Ramsey (citando soltanto i vincitori di premi Nobel). Lavoravano tutti insieme con un unico scopo e il merito di Oppenheimer fu quello di riuscire a essere un incredibile direttore di un'orchestra numerosa e composta da anime molto diverse e di riuscire a farlo in un luogo isolato dal resto del mondo, dove anche solo avere l’acqua per fare la doccia era un problema quotidiano.

fig3 Oppenheimer Fermi Lawrence

Oppenheimer (a sinistra) con Enrico Fermi (al centro) ed Ernest Lawrence (a destra)

Il 16 Luglio 1945 nel deserto di Alamogordo viene effettuato il test della prima bomba atomica, nome in codice “the gadget”. Dopo il Trinity test, alcuni degli scienziati che assistettero alla detonazione si espressero in favore di una dimostrazione della potenza della bomba senza sganciarla sui civili. Come è noto questa non fu l’opinione che prevalse. I bombardamenti delle città di Hiroshima e Nagasaki suscitarono orrore e sgomento. Qualche anno dopo durante una conferenza al MIT Oppenheimer commentò i tragici eventi e disse: «I fisici hanno conosciuto il peccato, e questa è una conoscenza che non si può perdere».

fig4 Oppenheimer Groves

Oppenheimer (al centro con il cappello) e il generale Groves ispezionano il cratere generato dallo scoppio della prima bomba atomica durante il Trinity test nel luglio del 1945

La maggioranza degli scienziati coinvolti nel progetto Manhattan dall’agosto del 1945 in avanti si adoperarono perché non venissero più impiegate armi così devastanti. Robert Oppenheimer fu tra questi. Teller invece iniziò a lavorare su un’arma ancora più devastante: la bomba a idrogeno. Oppenheimer, invitato a unirsi al progetto, così come Enrico Fermi, si rifiutò categoricamente. Nel 1947 divenne direttore dell’Institute for Advanced Study di Princeton. Restò in carica fino al 1966. Dal 1947 al 1952 guidò la General Advisory Committee della Commissione per l’Energia Atomica degli Stati Uniti, spendendosi perché si arrivasse a un’intesa internazionale per la non proliferazione degli armamenti nucleari. Negli anni 60 durante un’intervista gli chiesero cosa ne pensasse delle richieste che proprio in quel periodo Robert Kennedy presentava al presidente Lindon Johnson per fermare la costruzione di armamenti nucleari, rispose: «È in ritardo di 20 anni. Questo andava fatto il giorno dopo il Trinity test».

Dal 1950 Oppenheimer divenne facile bersaglio nella caccia alle streghe iniziata dal senatore McCarthy per epurare gli Stati Uniti dal comunismo: le vecchie carte dell’FBI sulle sue simpatie per gli ambienti antifascisti, la sua fiera opposizione alla realizzazione della bomba a idrogeno e la testimonianza di Teller a suo sfavore durante il processo gli procurarono l’accusa di comunista e di aver passato segreti sulla bomba ai russi. La comunità scientifica reduce da Los Alamos si schierò apertamente dalla sua parte. Non sono tuttora noti fatti che avvalorino l’accusa di aver passato informazioni riservate ai russi. Nel 1952 gli furono revocati i permessi e fu rimosso dalla carica nella Commissione per l’Energia Atomica. Non fu più la stessa persona. Si dedicò alla vita accademica ed elaborò idee sulla relazione tra scienza, etica e società. Nel 1963 il presidente Johnson gli attribuì il premio Enrico Fermi della Commissione per l’Energia Atomica, in una sorta di riabilitazione del fisico che aveva guidato con successo il progetto Manhattan. Si spense nel 1967 a causa di un tumore.

In un’intervista del 1965, parte del documentario “La decisione di sganciare la bomba”, Oppenheimer racconta cosa provò subito dopo il Trinity test ad Alamogordo, le sue parole e il suo sguardo possono dire più di molti libri sulla sua vita: «Sapevamo che il mondo non sarebbe stato più lo stesso. Alcuni risero, altri piansero, i più rimasero in silenzio. Mi ricordai del verso delle scritture Indù, il Baghavad-Gita. Vishnu tenta di convincere il Principe che dovrebbe compiere il suo dovere e per impressionarlo assume la sua forma dalle molteplici braccia e dice: “Adesso sono diventato Morte, il distruttore dei mondi”. Suppongo lo pensammo tutti, in un modo o nell’altro».

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