2. La luce fossile del Big Bang

a cura di Paolo Lenisa

ima6Nel 1965, due scienziati americani, Arno Penzias e Bob Wilson dei laboratori Bell nel New Jersey, scoprirono la radiazione cosmica di fondo. Essi registrarono un segnale nel loro radiotelescopio che non poteva essere attribuito a nessuna fonte precisa nel cielo. Il segnale proveniva da ovunque con la stessa intensità, giorno o notte, estate o inverno. Inizialmente lo considerarono una fonte di disturbo per i loro studi e cercarono inutilmente di eliminarlo, alla fine dovettero constatare di trovarsi di fronte ad una delle più grandi scoperte della storia umana. L’unica conclusione possibile era che il segnale provenisse da fuori della nostra Galassia: dall'origine dell'Universo.

 

ima7La radiazione cosmica di fondo (Cosmic Microwave Background, CMB) è il residuo della prima luce che poté viaggiare liberamente nell'Universo. Nel corso del tempo, questa luce primordiale si è raffreddata ed indebolita: oggi la rileviamo nel dominio delle microonde. Questa radiazione fossile, la più lontana che un telescopio possa vedere, è stata rilasciata circa 300 mila anni dopo il 'Big Bang' quando la temperatura dell’Universo si era sufficientemente abbassata (circa 4000 gradi) per consentire la formazione di atomi neutri. Prima di questo momento, esistevano infatti troppe particelle cariche, ed a causa dell’interazione con queste, la luce poteva viaggiare solo per brevi distanze. Gli scienziati considerano la radiazione di fondo come una sorta di eco, o un’onda d’urto, del Big Bang. La studio della radiazione di fondo costituisce uno dei campi più interessanti e promettenti della fisica contemporanea. Attraverso lo studio di piccolissime disomogeneità nella sua distribuzione gli scienziati pensano di riuscire a spiegare i meccanismi alla base della formazione della struttura del nostro Universo, ivi inclusa la cosiddetta materia oscura.

 

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