Rubrica biografie

Margaret Heafield Hamilton
nasce 17 Agosto 1936 a Paoli, nell’Indiana (USA)

Biografia della rubrica “Vita da genio” a cura di Chiara Oppedisano

Margaret Hamilton coverIl 20 Luglio del 1969, pochi minuti prima di toccare il suolo lunare, a bordo del modulo Eagle, Buzz Aldrin e Neil Armstrong iniziarono a ricevere messaggi di errore dal computer di bordo. Segnalava un’emergenza, un sovraccarico nella memoria che non poteva continuare ad eseguire tutti i compiti programmati. Il ruolo cruciale del computer nel calcolo della traiettoria di allunaggio rischiava di determinare il fallimento della missione. Pochi secondi dopo gli allarmi comparvero anche nelle varie sale di controllo a Terra dalle quali si seguiva la missione Apollo 11. In particolare nella sala di controllo al Massachusetts Institute of Technology (MIT) dove il gruppo guidato da Margaret Hamilton, che si era occupato dello sviluppo del codice di volo per le missioni Apollo, seguiva con particolare trepidazione la discesa del LEM. Fu subito chiaro che il software stesse cercando di compensare un problema legato alla strumentazione.
A quel punto entrò in funzione un apposito programma per la gestione degli allarmi, progettato da Margaret Hamilton, che permise di ristabilire la lista delle priorità dei task assegnati al computer di bordo, mantenendo attivi solo quelli più importanti.


L’Apollo Guidance Computer con i suoi 74 kilobytes di memoria era il sistema computerizzato più sofisticato e all’avanguardia di quei tempi … per quanto a noi possa apparire ridicola la memoria di quel computer al confronto di uno qualunque dei nostri smartphone.
In seguito gli esperti appurarono che l’interruttore del radar per il rientro del LEM sul modulo di comando era in posizione sbagliata e questo stava provocando un sovraccarico della memoria del computer che stava già elaborando gli algoritmi per le operazioni di atterraggio. Margaret Hamilton aveva previsto che si potesse verificare una situazione di sovraccarico ed aveva previsto nel software un protocollo di ripristino che funzionò perfettamente, facendo in modo che il computer auto-correggesse il problema e permettendo così l’allunaggio dell’Apollo 11.
Come ebbe a dire Barack Obama nel 2016: “I nostri astronauti non hanno avuto molto tempo per decidere cosa fare, per fortuna avevano Margaret Hamilton.
Margaret Heafield nasce a Paoli, nell’Indiana, il 17 Agosto 1936. Studia matematica all’Università del Michigan e all’Earlham College, conseguendo la laurea triennale nel 1958. Nello stesso anno si sposa con James Hamilton, compagno di college e nel 1959 diviene mamma di una bimba di nome Lauren. Il marito scelse Harvard per continuare i suoi studi e lei, anche grazie al sostegno della sua famiglia, iniziò a lavorare al dipartimento di meteorologia del MIT, nel laboratorio del professor Edward Norton Lorenz, il padre della teoria del caos. Margaret imparò quindi a usare i computer e iniziò a programmare. Descrivendo i suoi primi passi in quel campo, raccontò che a quell’epoca l’informatica e lo sviluppo di software non erano vere e proprie discipline e l’apprendimento avveniva attraverso l’esperienza diretta: “Non c’era scelta se non essere pionieri.”


Dal 1961 al 1963 Margaret partecipò al progetto SAGE (Semi-Automatic Ground Environment) del MIT, progettando software per la rivelazione di velivoli non identificati. Raccontò in seguito che era usuale assegnare ai nuovi arrivati un programma che nessuno era mai stato in grado di far funzionare. Questo fu quindi anche il primo compito che le fu assegnato. Lo trovò complesso, l’autore aveva inoltre inserito i commenti al codice in greco e in latino. Margaret ci si dedicò con lo spirito pionieristico e innovativo che la contraddistingueva e riuscì infine a farlo funzionare con successo per la prima volta, conquistando la stima dei colleghi.
Un giorno il marito le mostrò su un giornale un annuncio del MIT che cercava persone per sviluppare software per le missioni Apollo della NASA. Margaret fu attratta dalla novità della cosa, e divenne così la prima programmatrice donna a far parte dell’ambizioso progetto! In pratica si trattava di programmare i computer di bordo del modulo di comando e del modulo lunare delle missioni Apollo.

Margaret Hamilton fig2

Margaret accanto alla pila di carta che conteneva tutto il codice dell’Apollo Guidance Computer in una foto che é divenuta ormai celebre. All’epoca non esisteva interfaccia su schermo e i programmi si scrivevano punzonando delle apposite schede cartacee.

Il software doveva quindi essere estremamente affidabile e in grado di rivelare e risolvere eventuali problemi in qualunque momento della missione. Dal 1965 Margaret divenne responsabile del progetto e del team che comprendeva a questo punto un centinaio di ingegneri. Fu lei ad occuparsi della progettazione dei display di priorità e dei programmi di recupero in caso di problemi che decretò il successo della missione Apollo 11 e il primo allunaggio dell'uomo.

Margaret Hamilton fig1

Margaret Hamilton a bordo del modulo di comando delle missioni Apollo

 

Spesso Margaret portava la figlioletta con sé al lavoro. Un giorno la piccola Laureen, cercando di imitare la mamma, iniziò a premere dei pulsanti facendo partire una simulazione della missione lunare, poi premette altri pulsanti e la simulazione fallí: aveva selezionato un programma che avrebbe dovuto girare prima del lancio mentre la simulazione era già in viaggio verso la Luna. Il computer aveva così poco spazio che aveva dovuto cancellare i dati di navigazione. Margaret pensò immediatamente che un’evenienza del genere avrebbe potuto verificarsi in una missione reale e suggerì di apportare delle modifiche per prevenire la possibilità di un errore umano. I suoi superiori del MIT e della NASA le risposero che gli astronauti erano troppo ben addestrati per commettere errori così banali. Nella missione successiva, Apollo 8, uno degli astronauti inavvertitamente fece esattamente quell’errore e fu necessario riconfigurare la missione. Le fu quindi permesso di inserire i suoi cambiamenti nel programma per le missioni successive: "L’errore di Lauren", così lo chiamò Margaret.


Il suo motivo conduttore era la consapevolezza che bisognava simulare qualsiasi eventualità prima del volo poiché non ci sarebbe stata una seconda opportunità.
Negli anni Settanta lasciò il MIT e fondò una società di “software engineering” (termine da lei stessa coniato), nel 1990 fondò la Hamilton Technologies, Inc.
Nel 2016 Barack Obama le conferí la medaglia presidenziale della libertà, uno dei più alti riconoscimenti per i civili negli USA e nel suo discorso il Presidente pronunciò parole molto significative: “A una donna non celebrata che ha aiutato a mandare l’uomo nello spazio.”

Margaret Hamilton fig3Margaret premiata da Obama con la medaglia presidenziale alla libertà nel 2016.

In una recente intervista, però, Margaret ha dichiarato che le cose per le donne sono molto più difficili ora che ai suoi tempi. I suoi consigli sono ambiziosi e non sempre facili da seguire, proprio come la strada che lei ha percorso: “Non lasciate che la paura prenda il sopravvento, non abbiate paura di dire “non lo so” o “non capisco” perché nessuna domanda è sciocca e non date sempre ascolto a quelli che si fanno chiamare esperti!”.

Margaret Hamilton fig4Il personaggio della Lego che raffigura Margaret e la pila di schede contenenti i programmi della missione Apollo 11.



© 2002 - 2020 ScienzaPerTutti - Grafica Francesca Cuicchio Ufficio Comunicazione INFN - powered by mspweb

PRIVACY POLICY

NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.

Se non si modificano le impostazioni del browser, l'utente accetta. Per saperne di piu'

Approvo

Informativa sulla Privacy e Cookie Policy

Ultima modifica: 28 maggio 2018

IL TITOLARE

L’INFN si articola sul territorio italiano in 20 Sezioni, che hanno sede in dipartimenti universitari e realizzano il collegamento diretto tra l'Istituto e le Università, 4 Laboratori Nazionali, con sede a Catania, Frascati, Legnaro e Gran Sasso, che ospitano grandi apparecchiature e infrastrutture messe a disposizione della comunità scientifica nazionale e internazionale e 3 Centri Nazionali dedicati, rispettivamente, alla ricerca di tecnologie digitali innovative (CNAF), all’alta formazione internazionale (GSSI) ed agli studi nel campo della fisica teorica (GGI). Il personale dell'Infn conta circa 1800 dipendenti propri e quasi 2000 dipendenti universitari coinvolti nelle attività dell'Istituto e 1300 giovani tra laureandi, borsisti e dottorandi.

L’INFN con sede legale in Frascati, Roma, via E. Fermi n. 40, Roma, email: presidenza@presid.infn.it, PEC: amm.ne.centrale@pec.infn.it in qualità di titolare tratterà i dati personali eventualmente conferiti da coloro che interagiscono con i servizi web INFN

IL RESPONSABILE DELLA PROTEZIONE DEI DATI PERSONALI NELL’INFN

Ai sensi degli artt. 37 e ss. del Regolamento UE 2016/679 relativo alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati, l’INFN con deliberazione del Consiglio Direttivo n. 14734 del 27 aprile 2018 ha designato il Responsabile per la Protezione dei Dati (RPD o DPO).

Il DPO è contattabile presso il seguente indirizzo e.mail: dpo@infn.it

Riferimenti del Garante per la protezione dei dati personali: www.garanteprivacy.it

Il TRATTAMENTO DEI DATI VIA WEB

L'informativa è resa solo per i siti dell'INFN e non anche per altri siti web eventualmente raggiunti dall'utente tramite link.

Alcune pagine possono richiedere dati personali: si informa che il loro mancato conferimento può comportare l’impossibilità di raggiungere le finalità cui il trattamento è connesso

Ai sensi dell'art. 13 del Regolamento UE 2016/679, si informano coloro che interagiscono con i servizi web dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, accessibili per via telematica sul dominio infn.it, che il trattamento dei dati personali effettuato dall'INFN tramite web attiene esclusivamente ai dati personali acquisiti dall'Istituto in relazione al raggiungimento dei propri fini istituzionali o comunque connessi all’esercizio dei compiti di interesse pubblico e all’esercizio di pubblici poteri cui è chiamato, incluse le finalità ricerca scientifica ed analisi per scopi statistici.

In conformità a quanto stabilito nelle Norme per il trattamento dei dati personali dell’INFN e nel Disciplinare per l’uso delle risorse informatiche nell’INFN, i dati personali sono trattati in modo lecito, corretto, pertinente, limitato a quanto necessario al raggiungimento delle finalità del trattamento, per il solo tempo necessario a conseguire gli scopi per cui sono stati raccolti e comunque in conformità ai principi indicati nell’art. 5 del Regolamento UE 2016/679.

Specifiche misure di sicurezza sono osservate per prevenire la perdita dei dati, usi illeciti o non corretti ed accessi non autorizzati.

L’INFN tratta dati di navigazione perché i sistemi informatici e le procedure software preposte al funzionamento di questo sito web acquisiscono, nel corso del loro normale esercizio, alcuni dati la cui trasmissione è prevista dai protocolli di comunicazione impiegati. Questi dati - che per loro natura potrebbero consentire l'identificazione degli utenti - vengono utilizzati al solo fine di ricavare informazioni statistiche anonime sull'uso del sito e per controllarne il corretto funzionamento. Gli stessi potrebbero essere utilizzati per l'accertamento di responsabilità in caso di compimento di reati informatici o di atti di danneggiamento del sito; salva questa eventualità, non sono conservati oltre il tempo necessario all'esecuzione delle verifiche volte a garantire la sicurezza del sistema.

UTILIZZO DI COOKIE

Questo sito utilizza esclusivamente cookie “tecnici” (o di sessione) e non utilizza nessun sistema per il tracciamento degli utenti.

L'uso di cookie di sessione è strettamente limitato alla trasmissione di identificativi di sessione (costituiti da numeri casuali generati dal server) necessari per consentire l'esplorazione sicura ed efficiente del sito. Il loro uso evita il ricorso ad altre tecniche potenzialmente pregiudizievoli per la riservatezza della navigazione e non prevede l'acquisizione di dati personali dell'utente.

DIRITTI DEGLI INTERESSATI

Gli interessati hanno il diritto di chiedere al titolare del trattamento l'accesso ai dati personali e la rettifica o la cancellazione degli stessi o la limitazione del trattamento che li riguarda o di opporsi al trattamento secondo quanto previsto dagli art. 15 e ss. del Regolamento UE 2016/679. L'apposita istanza è presentata contattando il Responsabile della protezione dei dati presso l’indirizzo email: dpo@infn.it.

Agli interessati, ricorrendone i presupposti, è riconosciuto altresì il diritto di proporre reclamo al Garante quale autorità di controllo.

Il presente documento, pubblicato all'indirizzo: http://www.infn.it/privacy costituisce la privacy policy di questo sito, che sarà soggetta ad aggiornamenti.