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0030. Cosa si intende per valore intrinseco della scienza?

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 Gentile redazione, ho sentito parlare del valore intrinseco della scienza ma non riesco a capire di cosa si tratti. Pensavo che per valore si intendesse il giudizio soggettivo di utilità e in quanto tale sia sempre arbitrario. Potreste darmi delle indicazioni in proposito? (Riccardo Melis)

 

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La domanda posta dal nostro navigatore riveste carattere generale e non esclusivamente tecnico scientifico, ad essa viene quindi data risposta tramite un seminario virtuale, al quale abbiamo invitato a partecipare vari relatori con diverse esperienze nel mondo della ricerca. Invitiamo i visitatori del sito interessati all’argomento ad inviarci i loro eventuali commenti. Il seminario virtuale si concluderà poi con le “ repliche ” finali degli esperti.

Redazione SxT

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II Seminario Virtuale SxT:
Il Valore intrinseco della scienza
 
relatori:

Gianpaolo Bellini

Fisico Sperimentale delle Particelle Elementari

Il quesito sul valore intrinseco della Scienza ha una doppia chiave d'interpretazione: la Scienza vale in se perché è conoscenza; la Scienza vale in sé perché ha un grado di oggettività superiore a qualunque altro tipo di conoscenza umana. Ovviamente le due cose si intersecano e quindi nell'abbozzare una risposta a questo quesito non distinguerò fra questi due aspetti. La Scienza è anzitutto Conoscenza cioè ci aiuta a capire come é fatta la materia nella quale viviamo e di cui siamo fatti, con quale meccanismo e seguendo quali leggi la materia vivente e non vivente si struttura, ecc... Questa conoscenza non ha niente a che vedere con l'eventuale "utilità" della conoscenza stessa, cioè con le sue applicazioni e quindi con il suo sfruttamento a "vantaggio" o purtroppo a "svantaggio" dell'uomo. Essa fa parte di quella inarrestabile tendenza e bisogno primordiale dell'uomo di "conoscere"; anzi é ciò che intrinsecamente caratterizza l'uomo con la sua mente e la sua intelligenza. Ovviamente la Scienza investiga il mondo sensibile e cioè il mondo dei fenomeni sui quali si può sperimentare scientificamente; non ha nessuna possibilità di investigare su un'altra domanda che assilla l'uomo e che in qualche modo coinvolge la trascendenza. Tuttavia, anche in questo riguardo, la conoscenza scientifica è utile indirettamente, in quanto sgombra il campo da infrastrutture errate, essenzializzando le nostre domande esistenziali. Ad esempio il sapere che il bello o il brutto tempo, i fulmini o i terremoti non sono dovuti a intervento Divino ma a fenomeni largamente spiegabili scientificamente, dà un senso diverso al nostro rapporto con la Natura. Affrontiamo ora il problema dell'oggettività della Scienza. Anche se si tratta di una questione semantica tuttavia io sono portato a dare il termine di Scienza alla Scienza diciamo così "Galileiana", cioè alla Scienza per la quale ogni ipotesi di rappresentazione del reale deve essere corroborata da risultati sperimentali. In corrispondenza con una ipotesi di spiegazione di un fenomeno lo scienziato deve concepire più esperimenti i quali gli dicano se tale ipotesi è vera o falsa, o se è vera solo in parte e quindi debba essere modificata. Tutto il percorso della Scienza è fatto di ipotesi, controlli sperimentali, modifica delle ipotesi, controlli sperimentali, ecc... anzi si può dire che le rappresentazioni scientifiche sono in quasi continuo divenire, in quanto lo sviluppo della tecnica di sperimentazione permette controlli sempre più allargati, più precisi e focalizzati. Dove sta l'obiettività della Scienza? Sta nel fatto che qualunque misura sperimentale, per essere accettata come dato scientifico, deve essere ripetibile e deve produrre risultati fra di loro compatibili, all'interno dell'errore di misura. Questo significa che chiunque abbia le conoscenze necessarie può controllare se un certo risultato è giusto oppure no, creando una convinzione interpersonale che è caratteristica propria della Scienza. Ovviamente il concepimento di esperimenti "ad hoc" e la ripetibilità degli stessi ha un'applicazione più o meno estesa a seconda del campo di investigazione della Scienza. Ad esempio la Fisica che investiga la struttura elementare o complessa della materia ha un alto grado di ripetibilità, mentre ad esempio l'Astrofisica non può ovviamente concepire facilmente esperimenti e ha molte difficoltà nella ripetibilità. In questo caso però, ma non sempre, soccorre la possibilità di ripetere le osservazioni a causa della periodicità di molti fenomeni. Le Scienze che studiano i sistemi viventi, come la biologia, possono ovviamente ripetere gli esperimenti ma hanno a che fare con sistemi che mutano durante la sperimentazione, e questo crea una complicazione nella sperimentazione e nella sua ripetibilità. Direi per concludere che il grado di confidenza interpersonale dei risultati e delle rappresentazioni scientifiche è tanto maggiore quanto maggiore è la possibilità di concepire e ripetere la sperimentazione senza limiti. Ovviamente ci sono altri modi che l'uomo ha a disposizione per conoscere. Anche l'arte è un modo di conoscenza, ma quello che distingue la Scienza è l'assenza o quasi di opinabilità dei risultati finali, dopo che un lungo iter di ipotesi e conferme sperimentali sia stato percorso.


Umberto Dosselli

Fisico Sperimentale

La risposta alla domanda è, secondo me, estremamente difficile e banale al tempo stesso. L'etimologia della parola Scienza riporta alla parola latina che indica "sapere" ed in questo risiede tutto il valore intrinseco della Scienza stessa; il sapere è questo valore, definito come la conoscenza di una determinata parte del conoscibile, sia esso una descrizione della natura o le leggi che determinano le interazioni fra esseri umani. Da questo sapere, dalla Scienza quindi, derivano poi tutti i "valori aggiunti" quali lo sfruttamento della tecnologia, figlia del sapere, ed il conseguente distacco del genere umano dal livello animale a quello in cui viviamo. Ovviamente, giudicare se il valore intrinseco della Scienza, cioè il Sapere quasi fine a se stesso, valga tutto lo sforzo che le società moderne investono nella Ricerca è qualcosa che ognuno di noi può fare con la propria sensibilità; a mio parere il fatto che l'Uomo riconosca alla conoscenza un alto valore intrinseco ci differenzia forse più di qualsiasi altra cosa da ogni altra forma animale.


Lorenzo Foà

Professore di Fisica alla Scuola Normale Superiore di Pisa

In assenza del contesto in cui viene usata l'espressione "valore intrinseco della scienza" ho guardato nel dizionario Devoto Oli cosa significhi valore e ho trovato "l'utilità di un bene per chi lo possiede". Ho poi trovato due definizioni del significato di "valore intrinseco": "il valore reale dato dalla materia di cui è fatto", ben poco utile, e "pregio riconosciuto in base a considerazioni di carattere oggettivo". La prima definizione applicata al caso della scienza mi pare chiarissima. La scienza è l'insieme di ciò che abbiamo capito sul modo in cui è fatto e funziona il mondo in cui viviamo. Questa conoscenza è di per sé un fatto positivo perché ci offre la possibilità di utilizzarne o meno i risultati per migliorare la qualità della vita, scelta che non avremmo se non avessimo questa conoscenza. Quindi la scienza è senz'altro un bene utile per chi lo possiede. Anche la terza definizione ha qualcosa di interessante. Una caratteristica unica della scienza è il meccanismo che ne regola lo sviluppo, attraverso il continuo riscontro tra le previsioni teoriche ipotizzate con rigore matematico e l'osservazione sperimentale del fenomeno in esame. Questo processo, noto con il nome di "metodo galileiano", garantisce all'interno dello stesso processo scientifico la validità del risultato, senza dover chiedere ad altri ambienti (morale, religioso, politico) di verificarne la correttezza. Tutte le rivoluzioni del secolo scorso (per esempio la relatività e la meccanica quantistica in fisica) hanno modificato radicalmente la nostra comprensione dello spazio, del tempo e dell'energia per poter studiare l'immensamente piccolo e l'immensamente grande, ma senza in nulla contraddire i risultati ottenuti da Newton o da Maxwell nei secoli precedenti nell'ambito delle dimensioni allora studiate dall'uomo. Questo giustifica ai miei occhi l'affermazione che la scienza ha all'interno di se stessa, intrinsecamente, il metodo oggettivo per validare il risultato ottenuto.


Michelangelo Mangano

Fisico Teorico, Divisione Fisica Teorica, CERN

Al contrario della tecnologia, la scienza non è una creazione artificiale dell'uomo, soggetta dunque ad una valutazione di utilità. Essa rappresenta l'elaborazione e la formalizzazione di osservazioni fatte sulla Natura. Natura il cui comportamento prescinde dal nostro tentativo di interpretarla. La misura del valore del progresso scientifico è il successo con cui un certo fenomeno è stato compreso, e non la bontà delle sue possibili applicazioni. Il valore di una scoperta scientifica è intrinseco, dunque, perché determinato dalla comprensione di un nuovo mistero dell'Universo. Si può esprimere indifferenza per la meravigliosa semplicità della legge di gravitazione universale, che governa il moto di pianeti stelle e galassie in tutto l'Universo, o sospetto verso le bizzarre leggi della meccanica quantistica, che peraltro spiegano la stabilità della materia che ci circonda. Ma non possiamo negare loro valore intrinseco: non c'è niente di soggettivo nel fatto che i pianeti si muovono su orbite ellittiche. Inoltre, il bilancio fra utile e non, nei vari capitoli della scienza, è comunque oggettivamente a favore dell'utile. Infine, perché non semplicemente accettare come indice di valore " intrinseco" il fatto che, di scienza come di musica ed arte, l'umanità si occupa fin dai propri albori?


Elisabetta Pallante

Fisico Teorico -- SISSA settore particelle elementari

La scienza ha valore in sé in quanto è l'estrinsecazione stessa del pensiero, l'elemento che distingue l'uomo, l'Homo Sapiens, dal resto del mondo vivente. Tale valore si accresce in senso storico e culturale e diviene il motore stesso del progresso. Come anche diceva Geymonat "non riconoscere l'intrinseco valore culturale della scienza, significa, semplicemente, non capire la modernità". Tuttavia, è durante tale processo di elaborazione che la definizione stessa di valore intrinseco si complica di nuovi aspetti. Parlare di valore intrinseco della scienza significa, al tempo stesso, domandarsi se la scienza sia completamente avulsa da ogni vincolo e limite imposto da ciò che scienza non è, o se invece la scienza sia di fatto e debba essere suscettibile di limitazioni e imposizioni, quest'ultime dettate dall' etica attraverso il rispetto di norme morali. A questo proposito, è utile distinguere due modus agendi nell'ambito della scienza. Nel primo, la scienza è la pura ricerca della verità, che di per se stessa non deve essere soggetta a nessuna limitazione; azione, per lo più speculativa, che non coinvolge alcuna modifica della natura, ma solo la sua interpretazione. In questo senso la scienza è neutrale e non ha rilevanza etica, in quanto conoscenza pura. Nel secondo, la scienza diviene applicativa, usa le verità scoperte e opera direttamente sulla natura. E qui che la scienza interferisce con ciò che non è scienza, e il suo valore diviene un valore condizionato, dove l'etica interviene ad imporre limiti all'azione diretta dell'uomo sulla natura. Discutere quale sia il valore intrinseco della scienza, significa allora domandarsi quali siano i limiti da imporre alla ricerca scientifica, in quanto sperimentazione, in quanto sorgente del progresso. Cosa è lecito e cosa non lo è? Ma allora la difficoltà maggiore nel trovare una risposta a questa domanda, sta nel riuscire a definire un confine tra i due modus agendi della scienza, se mai un confine possa esistere. Se la pura ricerca della verità non è essa stessa sperimentazione, tuttavia la implica. La sperimentazione è di fatto il mezzo per conoscere la verità, quando non sia anche il mezzo per usare le verità note ed imporre l'azione dell'uomo sulla natura. La scienza, come semplice atto di conoscenza, ha un suo valore intrinseco. Tuttavia, quando la scienza è intesa come ricerca scientifica, che coinvolge l'azione dell'uomo sulla natura, la sua completa autonomia e indipendenza da valori esterni (non dettati dalla scienza stessa) diventa inevitabilmente oggetto di discussione.


Francesco Romano

Ordinario di Fisica Sperimentale nel Politecnico di Bari

Poiché la domanda fa riferimento ad "un giudizio soggettivo di utilità" risponderò con qualche considerazione di carattere generale. La Scienza ha avuto origine nel momento in cui gli uomini hanno cominciato ad usare la loro intelligenza per ricercare soluzioni ai problemi del vivere quotidiano. Ma il concetto vero e proprio di Scienza è riferito ad un processo mentale più evoluto e indipendente da situazioni e bisogni contingenti: un processo in grado di elaborare e stabilire principi e "verità" valide universalmente ed incondizionatamente, che rappresentano la nostra "conoscenza". Affermava Confucio che la Scienza è Scienza quando separa ciò che si conosce da ciò che si crede: qual è il criterio per decidere se una certa conoscenza, essendo tale, è una verità universale e incondizionata? E qual è il metodo che ci conduce ad essa? Galileo per primo ci ha indicato come la conoscenza debba basarsi su "definizioni operative", intese come "insiemi di operazioni" che ci permettono di misurare sperimentalmente e quindi definire le grandezze che caratterizzano i fenomeni. Questo metodo assicura il carattere non soggettivo di un risultato e la riproducibilità di ogni esperimento e di ogni misura. D'altra parte la nostra conoscenza ha bisogno di essere codificata in un modello teorico che, come dice Popper, ha valore solo se é falsificabile, cioè se indica quali prove sperimentali vanno eseguite per dimostrarne la validità o la non validità. La Scienza moderna si muove su questi due binari e ci propone continuamente scoperte che possiamo assumere come "verità" indipendenti da dove e da chi ha condotto la ricerca, e quindi "universali". Ciò però non significa pretendere -ed infatti la Scienza non ha questa pretesa- che tali verità siano "assolute": le verità scientifiche rimangono tali fino a quando qualcuno dimostri sperimentalmente la loro inconsistenza o scopra la presenza di nuovi fenomeni che obbligano a rielaborare i modelli teorici. Direi che il valore intrinseco della Scienza consiste proprio in questo continuo esercizio dell'intelletto umano, assetato di sapere e costantemente impegnato nella lettura dei fenomeni della natura.


 

 

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Ultima modifica: 28 maggio 2018

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